Bolgheri Bolgheri Bolgheri

Solo 160 abitanti, ma sanno bene cosa fare! Questa è la frazione di Bolgheri del comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno. I suoi vitigni crescono a pochi passi dal mare, sulle spiagge della Maremma settentrionale. Sembra strana l’immagine della coltivazione di uve in un paesaggio marittimo, tanto che i primi contadini furono abbastanza scettici sulla riuscita di un buon vino. Oggi questo è stato smentito ed è sufficiente stappare una bottiglia di Bolgheri per capire che il mare dà un grande contributo alla qualità del “suo” vino. Favorevoli sono la temperatura mite, la grande luminosità (non solo del sole, ma anche dello specchio d’acqua) e i venti rinfrescanti, tutto ciò porta a delle maturazioni lente che favoriscono il regolare sviluppo di tutte le componenti dell’uva. I vitigni più impiantati sono quelli di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Sangiovese e Syrah.

Nel 1995 viene costituito il Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri DOC, il cui emblema è un cipresso, caratteristico della campagna toscana, e proprio la sua sede operativa è situata sul famoso viale dei cipressi che collega Bolgheri a San Guido. Pochi giorni fa ho avuto il piacere di provare un vino di un’azienda facente parte di questo Consorzio, attualmente sono 38 quelle partecipanti e rappresentano ben il 91% della superficie vinicola. L’azienda in questione è Guado al Tasso che produce da uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah un prodotto stupendo, Il Bruciato 2012 – Marchesi Antinori. Come si legge dall’etichetta, “il vino viene affinato per circa 8 mesi in piccole botti e per almeno altri 4 mesi in bottiglia”, una garanzia. È un vino ad alta gradazione, 14%, e proprio questa sua caratteristica mi ha attratto notevolmente. Ho una grande predilezione per i vini così alcolici e corposi che si sposano benissimo con una cena ricca. Il sapore è deciso e pieno, è un vino che difficilmente si può scordare. Già stappandolo, il rosso intenso del suo tappo e il profumo deciso, ci raccontano tutto sulle terre da cui proviene.

 

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Sempre facente parte del Consorzio, anche la Tenuta Argentiera produce un Bolgheri degno di nota. Il suo nome deriva dalla zona ricca, in epoca etrusca, di miniere d’argento. Questo vino (Pianetto Bolgheri) ha una gradazione leggermente più bassa rispetto all’altro (13,5%), la sua annata è 2010. Anche questo è diventato ben presto un must nella mia cantina e un paio di bottiglie non mancano mai. Ottimo abbinato ad un tagliere di pecorino toscano, culatello e qualche fetta di salsiccia piccante calabrese.

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2 thoughts on “Bolgheri Bolgheri Bolgheri

  1. Bolgheri è una delle zone più rinomate per la produzione di vino sia rosso sia bianco, anche se il primato del primo ha nel tempo oscurato il secondo. Qui la fortuna di tutti i produttori è data dall’intuizione dell’allora Marchese Mario Incisa della Rocchetta che negli anni venti del Novecento voleva produrre in questa zona un “vino rosso di razza” come lo definiva lui, al pari dei grandi Bordeaux. Cercò quindi di trovare un vitigno che sapesse produrre vini come quelli francesi, in un suolo simile, ma allora sconosciuto al Mondo (e sottovalutato dagli stessi italiani), come quello della Maremma Toscana della provincia di Livorno. Dalla prima prima produzione del 1948 in poi, capii che facendo invecchiare il vino in bottiglia per anni, questo migliorava moltissimo, e decise così di produrre un vino destinato ad un lungo ma anche lunghissimo affinamento in bottiglia per ritrovare al momento della degustazione un prodotto straordinario, che poi sarebbe diventato con il tempo l’unica DOC privata in Italia, il Bolgheri Sassicaia DOC.
    In questa zona, Bolgheri DOC, si producono anche vini bianchi, passiti e rosati molto interessanti, ma purtroppo il prestigio internazionale dei rossi ha oscurato gli altri.
    A Bolgheri ci sono stato durante l’ultimo anno di scuola, e posso dire che anche il panorama che si può godere è di tutto rispetto, al pari del vino che si produce. Si può dire che qui il significato di terroir assume il suo significato più alto. Ho assaggiato alcuni vini di aziende forse meno conosciute di Tenuta dell’Ornellaia, Tenuta San Guido & Co, come quella del Prof. Attilio Scienza, Guado al Melo, e Castello di Bolgheri, ma non hanno niente da invidiare alla concorrenza più costosa.

    Se puoi dai un’occhiata al mio blog: http://www.vinoegusto.wordpress.com

    • La storia del Marchese Mario Incisa non la sapevo quando ho scritto l’articolo. Me l’hanno raccontata poi ad una lezione del corso sommelier Fisar. Addirittura ad una degustazione al buio dell’epoca il Bolgheri è stato tranquillamente scambiato per Bordeaux. Per quanto mi riguarda W l’Italia 😉

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